polvere e inchiostro

fiori di silenzio in forma di parola
venerdì, 03 luglio 2009

 

Paul B. Auster

"Scrivere non è più un atto di libera scelta per me, è una questione di sopravvivenza."
 


Ha trovato se stesso
ritto dove
più terribilmente l'occhio resiste

Paul Benjamin Auster


Nasce a Newark nel New Jersey, Stati Uniti, il 3 febbraio del 1947 da una famiglia benestante di origini ebree-polacche.
L'esordio di Auster come scrittore risale al 1979 con un romanzo autobiografico scritto a getto “L'invenzione della solitudine”. Il libro si compone di due scritti speculari, nel primo troviamo il ritratto di un uomo invisibile e le meditazioni dell'autore sulla morte del padre avvenuta da poche settimane.
"Niente è più terribile che trovarsi faccia a faccia con gli oggetti di un morto. Le cose di per sé sono inerti: assumono significato solo in funzione della vita che ne fa uso"
Nel secondo, "Il libro della memoria", l'autore riflette sulla condizione solitaria dello scrittore dal punto di vista del padre e prova ad e immaginare come sarà la separazione del figlio dal padre.
Divisa tra saggistica, poesia e narrativa la sua produzione letteraria rimane tuttavia nell’ombra fino al 1985 quando esce Città di vetro, primo libro che assieme ai successivi Fantasmi e La stanza chiusa andrà a comporre l'oramai celeberrima Trilogia di New York. Il romanzo dopo essere stato rifiutato da diciassette editori viene accolto entusiasticamente dalla critica e dal pubblico e farà di Auster uno dei più apprezzati scrittori contemporanei a livello internazionale.
“La scrittura è qualcosa che comincia molto presto, come se ti sentissi con le spalle al muro e devi farlo. C'è un elemento di necessità.”
Scrivere secondo Auster è una vocazione, per cui gli artisti sono dei malati che hanno una sfrenata necessità di produrre, un continuo bisogno di entrare nei corpi intangibili di figure che scaturiscono dalla mente rielaborando attraverso le stesse il proprio destino. Lo scrivere necessita di isolamento e silenzio per meglio poter vagare all'interno delle tante bocche che parlano da luoghi lontani, da una distanza infinita.
“Tutto il significato di ciò
che ho fatto sta nel suono e nel ritmo delle parole.”
La poesia di Auster affronta la tempesta e le contrarietà aprendo e schiudendo le porte al senso del mutamento, della casualità e del destino. La musica è una voce inconfondibile con cui esprimere l'energia creativa. In questi testi Auster affronta l'enigma della vita in tutte le sue sfumature e lo fa in modo deciso, affronta l'impossibilità e la possibilità della scrittura

Impossibile
udirla ancora. La lingua
ci porta via per sempre
da dove siamo, e in nessun luogo
possiamo stare in pace
nelle cose che ci è dato
vedere, perché ogni parola
una cosa che si muove
più velocemente dell'occhio.


La poesia si muove in una direzione “altrove” con la consapevolezza del corpo fisico e nel silenzio trova un testimone del suo pensiero. Sintonizzata sulle frequenze della musica del caso e allo stesso tempo opposta ad essa l'opera rischia di scivolare nella filosofia del destino e del caso. Alla parola il poeta affida il compito di tradurre le immagini, le sensazioni, i paradossi della realtà, una parola pronta a schierarsi contro i fanatismi,denunciando le ombre della società americane come la pena di morte e le penombre delle idee. Alla solitudine e nella solitudine lo scrittore affida il suo mestiere di scrivere il muro è tuo unico testimone ... ti stendi su ogni parola non scritta; e ancora: “ il tuo inchiostro ha imparato la violenza del muro”.
Pagina bianca e censore il muro austeriano è una parete dove la luce fugge attraversando ogni fessura, come un passo musicale dentro una canzone.
In affrontare la musica risuonano le note della solitudine, il poeta apre le vene della terra e racconta una natura esiliata:
“le radici reciteranno il massacro
dei sassi. Vivrai. Costruirai
qui la tua casa – scorderai
il tuo nome. La terra
è il solo esilio”
La scrittura diviene una spinta da un estremo all'altro dove non esistono le certezze assolute, e il percorso può cambiare all'improvviso a metà strada, in una spinta involontaria :
“... tu
leggi la fiaba
che fu scritta negli occhi
dei dadi...”
Nell'impossibilità delle parole sono le parole stesse che soffocano e nell'asfissia la parola ritrova se stessa.
Ci sono pensieri che spaccano la mente, pensieri così potenti e così negativi da corromperti appena cominci a concepirli”
La scrittura è qualcosa che comincia molto presto, come se ti sentissi con le spalle al muro e devi farlo. C'è un elemento di necessità.
Tutta la poesia di Auster è impregnata da un senso quasi mistico della realtà e il silenzio diventa uno strumento necessario alla scrittura al pari della solitudine, e immancabilmente solitudine e silenzio riescono a svuotare colmando ogni vuoto. L'autore non crede nel determinismo, e sviluppa una vera e propria indagine delle casualità e del potere insito in esse senza mai voler andare oltre le possibilità del destino, in un viaggio quasi infinito dove la parola cade come fiocchi di neve e il mondo si fa materia e prende corpo dalle idee. Ogni essere sviluppa attraverso il pensiero il proprio mondo e ogni mondo si fonde in un corpo unico. Possiamo percepire l'esistenza del mondo attraverso la musica, e come la musica esso può esistere solo attraverso la percezione dei suoni. Ma quanti sono i nostri limiti alla percezione? E quanto il linguaggio può limitare queste percezioni?
“Il linguaggio non è esperienza. E' un mezzo per organizzare l'esperienza”
Il nostro occhio percepisce il fluire del mondo e la parola è solo un mezzo per arrestare questo flusso stabilizzandolo, questo secondo Auster è lo scopo della poesia: una fede che impedisce la disperazione universale e, anche, la determina.
Quando ti mancano le parole, svanisci in un'immagine di nulla. Scompari.”
Poiché quello che accade non accadrà mai
e quello che è accaduto
accade nuovamente all'infinito

siamo come eravamo, tutto in noi
e cambiato, se parliamo
del mondo
è solo per lasciare il mondo

non detto. Primo inverno: le mele gialle ancora
non cadute
su un albero nudo, le impronte
di cervi invisibili

nella prima neve, e poi la neve
che non si ferma. Noi non ci pentiamo
di nulla. Come se potessimo stare
in questa luce, stare ritti nel silenzio
di questo singolo attimo

di luce.

In Auster ogni parola è come se fossel'inizio di un altro silenzio, un'altra parola più silenziosa dell'ultima”.

Rimanere nel mondo dell'occhio nudo, felice come sono in questo momento. E se è chiedere troppo, almeno averne garantito il ricordo, un modo per tornarvi nel buio della notte che senz'altro mi avvolgerà di nuovo. Non essere mai altrove che qui. E il viaggio immenso attraverso lo spazio che continua. Dovunque , come se ogni luogo fosse qui. E la neve che cade all'infinito nella notte d'inverno” . P. Auster



Le poesie sono estratte da Paul Auster,  Affrontare la musica ed Einaudi .

L'immagine è prelevata da internet.



postato da RaffaelaR alle ore 01:12 | link | commenti (1)
categorie: poesia, letture
giovedì, 02 luglio 2009

 
 
 

Il fuoco dell'iperbole in prossimità del cielo



C'è un cono e mille vuoti di distanze
nel passo delle ore che percorro
sul plasma e il metaplasma: io trasformo
divergenze e convergenze eccentriche
in implosioni di coscienza.

Sopprimo e mi permuto per gli istanti
per gli attimi infiniti tra due lacerazioni.
Da un punto all'altro in linea retta
passando da un pensiero rotto a un altro intero
da un dire a un altro dire castigandomi.

Due punti fissi tra le ambiguità
si vanno a proiettare sulla carta
nell'asse cartesiano delle differenze
come se fosse colpa di Dio
questo scaturire di peccati al patibolo.


Vedo il naufragio dei destini
in queste pennellate macchiaiole
specializzate a infranger l'equazione
dando un valore assoluto anche all'eclisse
incisa sopra il tempo e sotto il tempo.

Nella costante ritmica tra due note
un tamburo martella i punti traboccando
da un cono d'ombra sezionato,
troncato e prelevato dall'aorta.
Troppo breve per esser visto ad occhio nudo.

Se ci fosse solo un nube da evitare
in questo calderone insaziabile di parole
direi che la ragione originaria
ha una forma di curva infinita
necessaria a se stessa e al proprio scopo.

 
postato da RaffaelaR alle ore 06:48 | link | commenti (1)
categorie: poesia, il fuoco delliperbole in prossim
domenica, 21 giugno 2009

Rose sconfitte dalla spina

Ingeborg Dreyer - Symphony in red

Senza steli, sconfitte dalla spina
in questo muro nudo di carta
nato senza mattoni dalla pietra.

Rose di niente nel nulla
nella passione silenziosa
che mi trapassa il cielo.

Esistenziale è l'attesa
la lente percettiva immaginata
sopra tre versi a margine.

Inchiodata dai silenzi
giacciono sui legni congiunti
due mani sanguinanti petrolio.

Di trasparenze manifeste
un urlo, una voce e un sussurro
furtivi consumano i malanni.

Scendo in un mare stanco
e appassisco nei tuoi sentieri
incosciente humus di sensazioni.

Sbiaditi dalle ombre della sera
nel giorno che si avanza aspro
due semafori spenti aspettano l'alba.

Rinuncia anche l'aria mite
il chiaro di luna metaforica
l'abisso sorpassato in acque fonde.

E affondo la parola
che inventa la strada pirata
investita da un vento consapevole.

nel ritmo della tua voce.

postato da RaffaelaR alle ore 10:44 | link | commenti (2)
categorie: poesia, rose sconfitte dalla spina
mercoledì, 17 giugno 2009

Il piede dell'alba
Richard Diebenkorn,Ocean Park No.54

Dentro un pensiero originale
l’alba tinge di sé
i suoi mattini
 
Nella polvere
di un vicolo schiuso
l’ora lenta s’intreccia.
 
E s’incammina il giorno.

 

postato da RaffaelaR alle ore 05:36 | link | commenti (5)
categorie: poesia, il piede dellalba
martedì, 16 giugno 2009

Storia e natura morta

 Filippo de Pisis - Natura morta marina 1929

 

Come la settimana che finisce
un orologio sulla spiaggia
e due lancette rotte sulla schiena

la memoria è persistenza relativa
un ramo secco sopra l’acqua
e il mare che cammina sulla terra

roccia di superficie e sasso
una conchiglia per ascoltare il passo
che passa su questo spazio incompiuto

abbandonato sulla sabbia
fermo rimane appeso l’oggetto indefinito
strumento d’eccellenza razionale


come natura morta nella storia


 

postato da RaffaelaR alle ore 01:34 | link | commenti (4)
categorie: storia e natura morta
martedì, 16 giugno 2009

Il dubbio e la speranza: incontro con la poesia di Raffaela Ruju

Ho incontrato Raffaela attraverso la sua poesia, prima di conoscerla personalmente. Mi sono disposta dunque a scoprire la chiave del suo linguaggio, il segreto rapporto che la scrittrice sembrava intrattenere con se stessa, prima e oltre la comunicazione, mentre cercava la radice profonda da cui nasceva la sua parola. Percorrendo i suoi testi, fra spazi vuoti e versi, fra versi che scivolavano via come acqua che scorre e asperità di frasi spezzate, ho cominciato a riconoscerne il ritmo e ad entrare quasi in sintonia con il suo respiro, espressione fisica della sua emozione.

La poesia di Raffaela Ruju (Raffaela Ruju, Interferenze, Franco Puzzo Editore, Trieste, 2002, pp.9-55, € 7.80) nasce da una sensibilità dilatata fatta di sguardo e di ascolto, sintesi di interni ed esterni, fisicità e interiorità.

Il suo ritmo rivela dell’autrice le molte "psicologie" e nello stesso tempo la sua prevalente attitudine contemplativa. Entriamo nel libro e già il primo testo, brevissimo, dà il senso dell’ espansione, invita a respirare a pieni polmoni. "Oziando/ tra antiche radici//Mi espando": tempo e profondità di legami (antiche radici), spazio e libertà di pensiero (mi espando), quiete. Ci troviamo subito in una dimensione grande, coi "sensi aperti", come è scritto nella poesia "Il salice". E inoltre: "Ho contemplato a lungo/plasmando parole/ il luogo dove stare": un luogo dello spirito ma anche, quasi metafora, un "luogo" della vita.



Raffaela è sarda di origine. Trasferita a Trieste. Ha perseguito gli studi umanistici, ma li ha abbandonati per dedicarsi ad una professione, quella di erborista, cui si dedica con passione, perché (possiamo credere) la fa "stare" più vicina alla natura. Ma la natura non le basta: la sua più profonda esigenza è quella di "plasmare parole" (e colori e immagini, visto che si dedica anche alla pittura). Ciò che "sta" fuori diventa, allora, "forma" interiore. Così, infine, lei può contemplarsi nei luoghi del suo spirito e del suo corp "E guardo i pensieri miei/ ridendo di questa luce/ che muore dentro il mare ("Malinconia").



E "guardo i pensieri": è una scrittura interiore che sembra compiersi prima ancora di prendere la forma scritta del testo, come l’autrice suggerisce in "Sussurri": "il tempo ascolta ciò che il cuore scrive".

Tra ascolto e sguardo, tra interiorità e fisicità, si declina il senso del tempo. Dilatato o fragile, è la forza dell’ "antica radice", è l’ essere che scorre immutabile (come nella metafora dell’ "acqua" nella poesia "L’ulivo"); è memoria che non può essere scalfita, come nella complice "ora che non è mai passata" e sovrasta l’alternanza delle presenze e delle assenze, traccia di vita non passeggera (in "Lascia che il vento"). Il tempo è anche labirinto in cui ci si perde e ci si ritrova perché "nella fine è il principio della ricerca" ("Appartenenze"). E incontriamo quindi il motivo del seme, della fecondità, della rinascita, affidati a immagini intense (Sei stato a lungo/ il mio canto fecondo, nella poesia"Il salice" e Rinasco dal buio sepolcro della terra/mi manifesto all’antico dai mille occhi nella poesia "L’ulivo") o a versi che cantano, come nella bellissima "Germogli": Nel centro della terra/ dorme il mio cuore/ che più non riconosco,/ tante son le radici/ cresciute intorno al rosso[…] Ora il mio frutto è un cuore/ che il vento porta con sé, dove ritroviamo le radici, il vento, il frutto, e il rosso, colore dominante: vita, carne, sangue.



Il percorso psicologico e intellettuale che si riflette nelle poesie di Raffaela Ruju è fatto anche di inquietudini tenaci e profonde. Raffaela si confessa "erede di una spiritualità traditrice", "con l’anima che avanza in un corpo ritratto" e avverte l’estrema tensione di uno "scrivere senza penna", di un "guardare senza occhi", "sentire senza orecchi" e "toccare senza mani": interiorizzazione che qualche volta estenua. "Si ritrae la mia espansione", è scritto nella poesia "Il cielo riflette", in contraddizione con l’iniziale slancio del libro (mi espando); e tuttavia la vita riprende e sfida: Ho giocato,/ rischiato con la morte del sentire,/ masticando l’amaro di genziana, // ma il dado è rimbalzato sul velluto.

Contrastata fra inquietudine e pace la personalità dell’autrice, oscillante fra leggerezza e sonorità il verso in una poesia che Ruju non teme qualche ermetismo. Il lettore farà bene a non cercare di risolverlo sul piano della logica o con la trasposizione realistica delle immagini suggerite, per comprenderlo invece nella chiave alogica delle associazioni di pensiero e di sensazioni che ampliano gli orizzonti di esplicitazione della realtà. Un esempio del procedere seguendo semplicemente il flusso interno dei pensieri e delle sensazioni è la poesia senza titolo che si legge a p. 30 del libro (di cui si deve notare la particolare organizzazione degli spazi fra verso e verso, che qui non può essere riprodotta): Riaffiora una musica dentro/ un organo interno ora suona/ una linea/ un punto[…]Il punto è fermo/ …silenzio…/ il punto/ è il mio tempo fermo/ lo spazio è breve// mentre il tempo diventa una linea/ il punto esce dal presente…Sabbia…/granelli di punti…/ miliardi/ di punti fermi…smossi dai miei piedi/……….

Proprio dove massimo sembra il livello di astrazione (linea, punto) si fa sentire anche la concretezza: quel camminar sulla sabbia godendone lo stimolo fisico e mentale.

In fondo la poesia è anche quest un andar per strade a cogliere i frammenti della vita che ci incanta: un pieno di stelle/ sul sentiero della via lattea;/ un sogno morto in una stagione./ In via delle conce,/ odore di patate fritte/ e mari in tormento, […] tra vite e vino/ l’odor del mosto/ ondula il tuo vento.// Vento di Grazia ("Via delle conce" dedicata alla Sardegna).



Infine conosciamo Camilla. Sapevamo già che il libro le era dedicato. La poesia che troviamo quasi alla fine della raccolta ci rivela la sua identità. E conosciamo così davvero anche Raffaela: "Il senso del mio futuro/ lo vedo in te,/ nei tuoi occhi sinceri,/ profondi,/ nel tuo sorriso ingenuo,/ nello stupore gioioso/ dell’ultima scoperta./ Un giorno capirai tua madre/ per aver scelto te,/ scegliendo se stessa./ Capirai/ quanto mi sono aggirata/ tra dubbi e incertezze […] L’estate guarda/ il femmineo tormento/ di una madre/ incapace di annullarsi per te.// Adesso conosco il privilegio della quiete.

Madre e figlia in un solo sguardo; ma soprattutto madre e figlia dentro un’ unica scelta, che è scelta di vita e si fa cammino di comprensione (un giorno capirai), concedendo la quiete dopo il tormento nei solitari giorni assolati.

Potremmo a questo punto riprendere la lettura dall’inizio del libro, riconoscere nel dubbio la molla profonda di un pensiero che si fa poesia radicandosi nella concretezza delle esperienze della vita. "Il dubbio", scrive Raffaela "si assopisce per risvegliarsi sempre nella stessa stazione", "appartiene al silenzio di una panchina vuota". Metafora o realtà della memoria che siano, quella stazione e quella panchina vuota sono vita che ora ci pare di conoscere dal di dentro. Quando ho incontrato Raffaela, dopo avere letto il suo libro, in occasione di una sua prima presentazione al pubblico, è stato davvero facile abbracciarci. I suoi occhi di donna sarda splendevano paghi di quel nostro incorno nell’anima attraverso la poesia.



"Interferenze" è il titolo del libro. La poesia da cui è tratto si trova quasi al centro della raccolta. Leggiam Pensieri/ come quadri appesi,/ finestre inesistenti/ in alte torri silenziose[…]Il mio deserto riflette/ la mia tristezza/ bella e seducente[…]Dietro il velo di me stessa,/ in notti buie e oscure/ gli occhi sognano lontananze. Sono i diversi piani di un mondo interiore complesso le interferenze fra oscurità di notti, chiusura di alte torri come prigioni e pensieri che aprono scenari, occhi che sognan le interferenze e gli intrecci che annunciano il destino di una tristezza che infine seduce, bella come la vita e i suoi cieli lontani.



Gabriella Valera Gruber

(Docente di Storia della Storiografia in età moderna e contemporanea Università di Trieste)

postato da RaffaelaR alle ore 01:07 | link | commenti
categorie: recensioni
mercoledì, 10 giugno 2009

La persistenza e la disintegrazione del tempo
in un campo di nuvole secche
S. Dalì
The Disintegration of the Persistence of Memory
 
Il mio occhio gravido di pioggia
asciuga nuvole secche
sospese nel peso delle ciglia
 
Distacco motorio
allarmi spenti
di suonerie scariche
 
Vuole accordare anche la bocca
il silenzio scellerato
e la mia mano scaccia i gesti
 
non conosce pensiero
la mente che vaga impaurita
persiste la memoria della dimenticanza
postato da RaffaelaR alle ore 23:35 | link | commenti (4)
categorie: poesia, la persistenza e la disintegrazi
mercoledì, 10 giugno 2009

Nell'umida grotta 
il fertile seme
 di Angizia
 
 
 
 
 
Dea dei serpenti
 museo archeologico Candia -Creta
 
Non andava a caccia di serpenti
la donna scolpita sulla pietra
 improvvisava
sfiorando le corde di un arco
 
 sapeva riunire l'acqua
sulla pelle delle lacrime
  
ad occhi chiusi
leggeva spartiti
disseminando semi di follia
 come in una danza
  
risaliva   spirali arcane
e la dea diveniva in pioggia
  
resistendo alla  tempesta del fuoco
 
postato da RaffaelaR alle ore 21:48 | link | commenti (1)
categorie: il fertile seme di angizia
mercoledì, 10 giugno 2009

Nel cielo dei poeti
precipitano le costellazioni.
 
Aspetto di vedere
i cieli d’agosto.
 
 Sono troppi i desideri
che non voglio svelare.
postato da RaffaelaR alle ore 14:01 | link | commenti (1)
categorie: il cielo dei poeti
lunedì, 08 giugno 2009


 

Joan Mirò -"Il Villaggio di Prades"



risoluzioni cromatiche


un filo si toglie alla vista
e  intreccia nel buio
lenzuola alla luna.

manifestazioni color magenta
 
Tracce di bava
neri di seppia
sputi e sentenze

manipolazioni in blu
 
adagiate sulle idee
si confondono
coi veleni di penna

informazioni sui toni del grigio
 
Nero su bianco
la scrittura costruisce
labirinti di opinioni
 
delucidazioni in tinte amaranto
discorsi inclinati implodono
abbattendosi sulla brevità
del pensiero.

interpretazioni oscure
postato da RaffaelaR alle ore 08:38 | link | commenti (2)
categorie: poesia, risoluzioni cromatiche

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adele chiese alla rondine
aforismi
al tornare dellalba
ali in ombra
alla follia
alla malinconia
alla rabbia
allamore annegato
allegria di francobolli
amore
apparenza visibile
astrazione
attese nei grani di nebbia
attualità
avete suonato campane d’ecliss
casa dei piccoli segreti
casualmente un suono mi avvicina
cattedrali di silenzio
che non sia terra di madre
chilometri di nebbia sulla mappa
come mandragora autumnalis
contrasti di silenzio
della sabbia e di ofelia
di rosa e di spina
dormiveglia
e fu pianto di scarpe
e la pioggia batte le mani
e se ti senti dimpazzire stanott
ecce homo
feci affacciare il sole
fiore di pietra
fisso il vuoto con lattack
fotografia di un deserto afgano
guardando con ciglia docchi un r
il cielo
il cielo dei poeti
il fertile seme di angizia
il fuoco delliperbole in prossim
il luogo del silenzio
il muro
il passo breve delle ombre
il piede dellalba
il ritorno di caino
il rumore dellacqua
il sacco nero
il sigillo svelato
il sorriso di nàrke sulle cigli
il suono del mattino
il velo rosso della sposa bianca
immateriale poetico
immortale unala dacqua
impronte spaiate
in memoria di te
in poesia
incendio di zaffiro nel nero
inchiostri esistenziali
indelebile il tratto
inserzioni di raggi amorosi
interno come tenebra
io sono lamore rinnegato
la bambina alla fontana
la morte accarezza linfanzia
la palla e il muro
la persistenza e la disintegrazi
la rinascita di eva
la sconfitta
la strada
la tela
la valigia rossa
la voce cattiva e il grido
lazzaro
le lunghe dita dellonda
le muse
le tue dita mi volano piene
lenterocolite della signorina ro
letture
limiti alfabetici
luomo allo specchio
madame
madre e sorella
mura di silenzio
nel mare il vento è un lungo af
oggetti intorno a noi
oltremare
pensieri in forma di poesia
poesia
poesia in lingua sarda
prigionieri del silenzio
produzione minima
prospettiva luminosa di un assol
racconti
racconti brevi
raffaela
ranu e fae
recensioni
riflessioni
rigurgitata in onda
risoluzioni cromatiche
rose sconfitte dalla spina
scarabocchi di penna
scritti allombra di un salice
se si mutasse il verso
senza occhi- senza mani
sinfonia dellamore
spifferi
storia e natura morta
sul ciglio ombroso
sul vento balla lamore fecondo
trapasso della mente
umano-non-umano
un abbaiare di luna nellinsensat
un giro dargilla
una ciabatta tra i sassi
verginità repressa
versi donati al vento

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